I bambini sono agenti pensanti! - The Strange Situation
437
post-template-default,single,single-post,postid-437,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,qode-page-loading-effect-enabled,,qode-title-hidden,qode_grid_1200,transparent_content,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-17.1,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-5.5.5,vc_responsive

I bambini sono agenti pensanti!

Il bambino inizia a sviluppare un’iniziale consapevolezza della propria mente quando la figura di attaccamento (mamma) si rivolge a lui attribuendogli uno stato mentale proprio. La mamma, fin dalla prima infanzia, in modo spontaneo, interagisce con il figlio avendo nella propria mente l’idea che il piccolo sia dotato di desideri, pensieri, emozioni ed intenzioni proprie (Allen 2006, Fonagy, 2008).

Questo atteggiamento prende il nome di Mind-Mindedness (letteralmente mente-mentale), cioè la tendenza a trattare il bambino come un individuo con una mente propria e non solo come portatore di bisogni (Meins 1997).

Le mamme inoltre hanno la particolare abilità di cogliere e comprendere le motivazioni ed i bisogni emotivi che stanno alla base del comportamento del figlio, questa propensione si chiama Insightfulness (letteralmente “visione interna”).

A cosa serve trattare il bambino come Agente Mentale?

Considerare il bambino Mind-Mindedness, cioè dotato di una mente pensante, con dei propri desideri ed, adottare nei suoi confronti un atteggiamento di tipo Insightfulness fin dai primissimi mesi di vita, favorisce

  • la capacità riflessiva dei bambini
  • la qualità della relazione adulto-bambino
  • la comprensione delle difficoltà comportamentali del bambino

Cambiare prospettiva è utile!

In sintesi, provare ad adottare la “visione interna” (atteggiamento insigthfulness) del bambino, mettendosi nei suoi panni, provando a riflettere su come possa sentirsi in quel momento, quali possano essere i suoi desideri e i sui pensieri (mind-mindedness) ci permette di avere una nuova prospettiva interpretativa delle frasi spesso citate dalle mamme:

“Proprio oggi che sto male mi fa impazzire” potrebbe diventare  “mio figlio sente che non sto bene e non sa come esprimerlo”,

oppure, un comportamento categorizzato fino a quel momento come

“fa i capricci” può diventare “mio figlio è angosciato e non sa come venirne fuori”.

E’ così che il cambiamento di prospettiva della madre, come nell’esempio, le permette di approcciarsi al proprio figlio in un modo più empatico e caldo, migliorandone la qualità del rapporto e spesso ponendo fine ad una serie di comportamenti disfunzionali.

“Capire la natura del mondo mentale non è cosa che si possa fare da soli, richiede la scoperta e il riconoscimento del Sé negli occhi dell’altro”

(P.Fonagy)

Bibliografia

Meins, 1997.
Allen, 2006.
Fonagy, 2008.
Condividi