Mi piace come mi fai sentire - The Strange Situation
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Mi piace come mi fai sentire

Viaggiamo quotidianamente con una tabella di marcia ben precisa, ci destreggiamo tra lavoro, casa, famiglia, figli e partner, corriamo con frenesia e durante la corsa ci perdiamo dei momenti importanti della giornata.
Non ci fermiamo mai a chiederci come ci sentiamo, anzi, quando qualcuno prova a chiedercelo spesso non sappiamo rispondere davvero.
Eppure alla base di ogni relazione, con gli amici, coi colleghi, con la propria famiglia, con il partner, c’è proprio il nostro modo di sentire. Ognuno entra in relazione con gli altri con il proprio modo di sentirsi.
Quante volte vi siete ritrovati a rispondere “mi piace per come mi fa sentire”
Ecco, il succo è tutto qui. Come ti senti? Triste, felice, arrabbiato, disgustato, impaurito … Sono le emozioni che danno vita alle nostre relazioni fin da quando nasciamo.

“Nei panni degli altri …”

Impariamo a conoscere e differenziare le emozioni primarie a partire dai 3 mesi di vita … Crescendo, il nostro cervello ci permette di interpretare, in modo automatico e rapidissimo, l’espressione del volto, il tono di voce, i gesti e l’emozione che il nostro interlocutore ci sta trasmettendo. Questa vera e propria sintonizzazione con lo stato emotivo dell’altro ci permette di adattare le risposte ed i comportamenti da mettere in atto per instaurare una relazione efficace.
“L’ho capito dal tono di voce che sei triste”, “da come mi ha guardato sembrava arrabbiato”,”ho visto che era agitato..”
Vi sarà sicuramente capitato di aver avuto un collega, un amico o un familiare, che stava attraversando un periodo particolarmente critico. Cosa avete fatto? Probabilmente avrete scelto un modo di avvicinarvi a lui più empatico del solito, un tono più delicato, avrete scelto le parole da utilizzare e quelle da evitare.
Tutto questo avviene più o meno in modo automatico grazie al nostro cervello che riconosce le emozioni e ci permette di metterci “nei panni degli altri”. Questa abilità, in psicologia, prende il nome di “Teoria della Mente” (D. Premack e G. Woodruff), la capacità di attribuire stati mentali altrui; laddove è carente le relazioni sociali sono ridotte al minimo (Vedi disturbi dello spettro autistico).

A volte, qualcosa non funziona…

A volte però, qualcosa può non funzionare, può accadere di non riuscire nella sintonizzazione ed ecco che ci troviamo di fronte alle cosiddette incomprensioni!
Possiamo mal interpretare un gesto, un tono di voce, un sorriso, uno sguardo e ci sentiamo a disagio, non siamo in grado di percepire lo stato emotivo altrui e la sintonizzazione fallisce. Fortunatamente siamo dotati di linguaggio verbale e questo ci permette di meta-comunicare sulle incomprensioni avvenute e ripristinare l’equilibrio iniziale. Talvolta può succedere anche, che, in momenti di vita particolarmente difficili, ci sia una certa tendenza ad interpretare le emozioni altrui in modo disfunzionale “tutti sono arrabbiati con me”, “mi guardava con disapprovazione”, ecco che può essere utile in questi casi incrementare la consapevolezza delle proprie emozioni.

“È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”

(Antoine de Saint-Exupéry)

Bibliografia

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