Quarantena e il nostro bisogno di fare, fare e fare - The Strange Situation
594
post-template-default,single,single-post,postid-594,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,qode-page-loading-effect-enabled,,qode-title-hidden,qode_grid_1200,transparent_content,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-17.1,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-5.5.5,vc_responsive

Quarantena e il nostro bisogno di fare, fare e fare

Abbiamo cucinato le cose più improbabili, abbiamo pulito casa da cima a fondo, ci siamo riposati, ci siamo connessi ad ogni tg, abbiamo lavorato in smart working, abbiamo seguito lezioni su skype e corsi di ginnastica online, abbiamo provato ad oziare un po’ sul divano, abbiamo organizzato donazioni, installato nuove app, abbiamo fatto aperitivi su zoom, in due, in tre, in quattro, abbiamo lanciato sfide di cucina, flash mob dalla finestra, abbiamo applaudito, abbiamo ringraziato e ringraziamo ogni giorno.

Abbiamo cercato di avere il controllo sui numeri, sui casi positivi, sui decessi, su quelli guariti, sugli asintomatici, sui ricoverati, li abbiamo divisi per provincia, per regione, per nazione, e perfino per continente. Abbiamo cercato in tutti i modi di rassicurarci così.

Abbiamo provato a convincerci che casa è bello, ma è bello se lo scegli tu, se sei costretto per salvarti casa è rifugio, ma quando ti rifugi è perché hai paura.

Ci siamo accorti di come sia difficile rallentare, ancora di più fermarsi. Anche se costretti in casa, siamo stati preda ancora una volta dei ritmi frenetici. Il cervello funziona così, è molto restio a mettere in atto cambiamenti, soprattutto quando il cambiamento non è frutto di una piena presa di coscienza, ma imposto dall’alto.

Ecco perché la frase “devi cambiare” non funziona.

Da un giorno all’altro abbiamo dovuto modificare abitudini,routine e comportamenti, ma con tutte le nostre forze, ostili al cambiamento, abbiamo cercato di aggrapparci a quella frenesia che ci ha contraddistinto da sempre. Abbiamo compreso che era cosa buona restare a casa, per salvarci tutti. Lo abbiamo fatto e lo facciamo ancora, ma soprattutto abbiamo capito quanto è difficile rallentare davvero, cioè stare sospesi nell’incertezza senza fare.

Forse molti di noi si staranno chiedendo quali siano le ragioni profonde che ci spingono ad essere così frenetici, quelle che ci portano a riempire ogni ritaglio di tempo libero.

Solo se proviamo a fermarci davvero lo potremo scoprire.

Fare, fare, e ancora fare ci ha salvato per tanto tempo, e a volte, ancora adesso, ci aiuta a non pensare, ma fino a quando può funzionare?

Condividi